c Concessioni, clamorosa sentenza del Tar Lecce: “Il Comune non può annullare l'estensione al 2033”
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Ancora una volta dalla parte dei balneari, il Tar pubblica due sentenze che accolgono i ricorsi delle società titolari del Lido Samarinda e del Lido Azzurro sas, confermando la validità dell’estensione delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2033. Viene così annullato il provvedimento del Comune di Castrignano del Capo che aveva revocato la proroga di 15 anni disposta dalla legge 145/2018.

Una storia complicata: il Comune di Castrignano del Capo infatti aveva dapprima disposto la proroga prevista per le le concessioni balneari sino al 31 dicembre 2033, per poi emettere un provvedimento di annullamento in autotutela della disposta proroga per presunto contrasto della normativa nazionale con i principi eurocomunitari. Decisione da imputare alla circolare del Ministero delle infrastrutture diramata alle Autorità portuali, nella quale si evidenziavano l’illegittimità dell’estensione con il diritto europeo e alla quale le società interessate avevano reagito presentando immediato ricorso al Tar Lecce.

Nelle attesissime sentenze arrivate in questi giorni, il giudice evidenzia aspetti importanti, non solo per quanto riguarda strettamente la salvaguardia dei diritti dei concessionari balneari, ma evidenziando che «la norma nazionale risulta vincolante per la pubblica amministrazione e, nel caso in esame, per il dirigente comunale che sarà tenuto ad osservare la norma di legge interna e ad adottare provvedimenti conformi e coerenti con la norma di legge nazionale».

Ad esprimere grande soddisfazione per la storica sentenza è ovviamente Federbalneari Italia. «La legge non si può violare e non si possono attuare le gare basandosi su una presunta indefinizione del quadro concessorio italiano», dichiara il presidente Marco Maurelli «È evidente che ci troviamo di fronte a una materia da riordinare, ma nessuna gara è possibile prima di tale riordino. Le due norme dello Stato non possono essere più violate». «Federbalneari è certa che il governo debba chiarire alle Regioni, nel minore tempo possibile, l’importanza di determinare una fase transitoria che terminerà al 2033, così come indicato dalla sentenza della Corte di giustizia europea nel 2016, con il mandato di riformulare il nuovo impianto regolatorio delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali solo a partire dal 2034, dopo il necessario vaglio europeo che spetterà al governo. Auspichiamo, quindi, che la legge non sia più violata da nessun ente concedente e che il Comune di Lecce e altri Comuni come quello di Olbia, ingiustificatamente dubbiosi, procedano subito a estendere le concessioni ferme al 2020 per liberare gli investimenti e le potenzialità turistiche ed economiche che caratterizzano questi territori e per evitare gravi danni economici al turismo ed al suo indotto», prosegue Maurelli.

«Dopo dieci anni di mancato riordino, lo Stato deve darci una materia riorganizzata a decorrere dal 2034», conclude Maurelli. «Da questo punto di vista, anche dopo la pronuncia molto chiara del Tar di Lecce, si conferma la necessità di aprire una nuova fase di censimento formale delle concessioni e delle aree demaniali ancora disponibili, per mettere a sistema l’intero comparto turistico balneare italiano e ripristinare la sua competitività e del suo indotto anche alla luce del quadro pandemico. In proposito siamo certi che la Conferenza Stato-Regioni di prossima convocazione saprà fornire un segnale chiaro in questo senso».

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