c Concessioni, è scontro tra il Comune di Lecce e i balneari: “Accettare proroga di tre anni o sgomberare entro fine anno”
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Sale la tensione tra stabilimenti e amministrazione comunale: dopo il no da parte del Comune di Lecce, che ha negato l’estensione al 2033 delle concessioni, i 21 balneari che avevano presentato l’apposita richiesta hanno deciso di contestare non solo il rifiuto dell’amministrazione locale ad applicare una legge nazionale, ma anche quella che è stata definita come una “proroga tecnica” di tre anni.

Una proroga che sarebbe un prendere o lasciare: o la si accetta per quel che è, o si dovrà sgomberare il suolo demaniale entro il 31 dicembre di quest’anno, ma il termine ultimo per decidere è stato fissato in tempi ben più ridotti, ovvero entro il 30 novembre. I balneari però non ci stanno e ritengono inaccettabile che un’amministrazione comunale possa rifiutarsi di applicare una legge dello Stato. Se l’estensione al 2033 è illegittima perché automatica, generalizzata e dunque in contrasto col diritto europeo, allora le stesse ragioni rendono illegittima anche una proroga al 2023, che abbrevia i tempi senza cambiare nella sostanza. Inoltre, il demanio dovrebbe essere materia di esclusiva competenza statale, sulla quale Regioni e Comuni non dovrebbero poter legiferare. Queste le argomentazioni su cui stanno lavorando gli avvocati delle associazioni di categoria, messi alle strette da tempistiche che rendono difficile la decisione da parte degli imprenditori, i quali rischiano di sacrificare la propria attività.

Il difficile dibattito intanto è approdato in consiglio comunale e nella seduta di lunedì scorso il presidente di Federbalneari Salento Mauro Della Valle avrebbe accusato la giunta di voler «condannare 21 famiglie leccesi», invitandola a «vergognarsi» e sottolineando che «se la proroga al 2033 è fuori legge, anche questa delibera è fuori legge». La risposta del consigliere di maggioranza Pierpaolo Patti è stata chiara: «Non mi vergogno di voler tenere ben distinto il diritto di concessione dal diritto di proprietà, cosa che sfugge ad alcuni concessionari». Posizioni che appaiono inconciliabili: ancora una volta, stabilimenti e amministrazione comunale dovranno vedersela in tribunale.

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