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Barriere di plexiglass tra un ombrellone e l’altro: davvero saranno così le nostre spiagge quest’estate? A guardare bene neanche a un occhio inesperto dovrebbe sembrare un’idea realizzabile, eppure le immagini sono rimbalzate da una parte all’altra del web, prestigiose testate comprese.

Nient’altro che un’inziativa commerciale: la soluzione anti-contagio è circolata perché messa a punto e proposta da una ditta. Un’operazione senz’altro legittima, mentre discutibile è averle dato tanto risalto, riportandola come una previsione concreta. Insomma, una fake news vera e propria, ma i balneari hanno subito evidenziato le falle dietro questo progetto.

La prima consiste proprio nel materiale scelto, il plexiglass: in molti hanno subito intuito che, nelle giornate più calde e afose, il microclima all’interno di un recinto di plastica sarebbe degno di una foresta tropicale e renderebbe impossibile stare distesi sul proprio lettino anche solo pochi minuti. Inoltre, da anni ormai si parla di spiagge plastic free e tutti gli stabilimenti italiani si stanno ormai muovendo in questa direzione: vista in quest’ottica, la scelta del materiale ancor più inappropriata e anacronistica. Passiamo poi alla questione sicurezza: alla prima folata di vento, queste strutture volerebbero via rivelandosi non solo scarsamente funzionali, ma anche potenzialmente pericolose. Non bisogna trascurare infine un dettaglio che titolari e gestori di stabilimenti balneari conoscono fin troppo bene, ovvero il fatto che l’installazione di qualsiasi struttura sulle nostre spiagge richiede una trafila burocratica pressoché infinita che coinvolge diversi enti.

Se simili motivazioni pratiche e oggettive non dovessero bastare a far ritenere materialmente irrealizzabile l’installazione di simili strutture lungo i nostri litorali, non resta che affidarsi al buon senso: chi di noi si sentirebbe a proprio agio in un simile contesto? Per chi, una vacanza in simili condizioni, sarebbe una prospettiva accattivante?

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