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Il mercato relativo al settore balneare, a nemmeno un mese dalla proroga delle concessioni demaniali, sembra essere improvvisamente attraversato da una nuova linfa vitale: basta infatti dare un’occhiata ai siti internet dedicati per scoprire il proliferare di annunci di vendita provenienti da tutta Italia. Da quelle più piccole a gestione familiare, a quelle imponenti ed in grado di accogliere orde di turisti, sarebbero ad oggi numerosissime le imprese balneari in vendita da nord a sud della penisola, seppure ad un prezzo di mercato notevolmente più basso se rapportato a quelli cui eravamo abituati una decina d’anni fa.

Che l’imminente scadenza delle concessioni, precedentemente fissata al 2020, intimorisse gli imprenditori e scoraggiasse ogni proposito di investimento è un dato di fatto: ormai da anni il settore sembrava infatti sprofondato nell’immobilità assoluta.

Ma in che modo l’estensione delle concessioni avrebbe contribuito a dar vita a questo scossone?

Sono tante le ragioni che possono spingere un imprenditore a vendere la propria attività e ovviamente non sempre queste sono legate a motivazioni strettamente economiche: di certo, prima delle recenti modifiche alla normativa, decisioni di questo tipo non potevano essere prese a cuor leggero. Riuscire a concludere la vendita di un’attività balneare la cui concessione sarebbe scaduta a distanza di nemmeno due anni non può che essere definita un’utopia. La direttiva Bolkestein, vigente fino al mese scorso, avrebbe fatto da deterrente anche per il più spericolato degli imprenditori, che in presenza di una scadenza così ravvicinata non avrebbe avuto il tempo materiale di ammortizzare gli investimenti compiuti.

Stando all’opinione dei diretti interessati e degli esperti del settore, tutto ciò sarebbe inoltre dimostrazione concreta che il libero mercato non sarebbe affatto in pericolo, come invece ritenuto al momento dell’entrata in vigore della Bolkestein: il settore non sarebbe cioè così chiuso ai nuovi imprenditori come comunemente si crede proprio perché non è soltanto attraverso la partecipazione ai bandi di gara per ottenere le concessioni che si può avviare un’attività marittima, ma anche attraverso la compravendita. Le dinamiche ad essa legate sarebbero però possibili, come i recenti fatti dimostrerebbero, solo in mancanza di restrizioni in merito alla durata delle concessioni.

 

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